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eveline di james joyce traduzione qui!!!!!

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  1. charly
     
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    Stava seduta alla finestra osservando la sera che scendeva sul viale, con la testa appoggiata alle tendine e nelle narici l'odore del "crètonne" polveroso; si sentiva stanca. C'era poca gente per la strada. L'uomo che abitava nell'ultima casa passò rincasando; ne sentì i passi che risuonavano sul cemento del marciapiede e poi scricchiolavano più in là sul sentiero, davanti alle nuove case rosse. Una volta in quel punto c'era un terreno, sul quale loro andavano a giocare con i bambini del quartiere. Poi arrivò un tale da Belfast, che comprò il terreno e ci costruì delle case; non come le loro case piccole e scure: luminose case di mattoni con i tetti scintillanti. I ragazzi del viale erano soliti giocare insieme su quel terreno: i Devine, i Water, i Dunn, Keogh lo zoppetto, lei e i suoi fratelli e sorelle. Ernest però non giocava mai: era troppo grande. Spesso suo padre li scacciava di lì col bastone di pruno; ma in genere il piccolo Keogh restava a fare il palo, dando l'allarme non appena lo vedeva arrivare. Tuttavia, ripensandoci, le sembrava che, a quei tempi, erano stati abbastanza felici; il padre non era ancora così cattivo, e poi la mamma era viva. Ma tutto questo apparteneva ad un tempo molto lontano; lei, i suoi fratelli e le sue sorelle erano cresciuti, e la mamma era morta. Tizzie Dunn era morto pure lui, e i Water erano ritornati in Inghilterra. Tutto cambia; e lei ora stava per andarsene come gli altri, stava per lasciare la casa. La casa! Si guardò intorno per la stanza, passando in rivista tutti quegli oggetti familiari che per tanti anni aveva spolverato una volta la settimana, chiedendosi da dove mai venisse tutta quella polvere. Forse non le avrebbe più riviste quelle cose, dalle quali non avrebbe mai immaginato di doversi separare. In tutti quegli anni non aveva ancora scoperto il nome del prete la cui fotografia ingiallita era appesa alla parete sopra l'armonium scordato, vicino alla stampa a colori che raffigurava le promesse fatte a santa Maria Margherita Alacoque. Era stato compagno di scuola di suo padre che, ogni volta che ne mostrava la fotografia a un visitatore, era solito accennarvi con una parola buttata là: "E' a Melbourne adesso". Lei aveva acconsentito ad andarsene, a lasciare la sua casa. Era saggio quello che faceva? Cercava di esaminare la questione da ogni lato. Dopotutto a casa sua aveva un tetto e di che nutrirsi; era circondata da quelli con i quali aveva vissuto fin dalla nascita. Certo doveva lavorare sodo, sia a casa che in negozio. Che cosa avrebbero detto di lei ai Magazzini una volta scoperto che se ne era scappata via con uno sconosciuto? Probabilmente che era impazzita e al suo posto avrebbero assunto qualcun altro tramite un'inserzione. La signorina Gavan ne sarebbe stata contenta; era sempre stata aspra verso di lei, soprattutto in presenza di gente. "Signorina Hill, non vedete che le signore aspettano?" "Per favore, signorina Hill, un po' di vivacità!" Non avrebbe versato molte lacrime nel
     
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0 replies since 4/3/2010, 08:42
 
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